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Libera la voce

   

     

         

 

 

La Voce degli operatori, degli ospiti

   
   

e di chiunque voglia esprimere liberamente un proprio pensiero

   
         
         
   

invia il tuo messaggio al seguente indirizzo

   
   

vitas@vitas-onlus.it

   
         
         
   
Quando stai bene, quando tutti attorno a te stanno bene o non troppo male non ti attraversa la testa alcun pensiero su quel percorso che ti conduce alla fine della vita. La vita è un "dono", la morte una cosa lontana e sembra dover capitare solo agli altri.
Sentiamo parlare a volte in televisione, alla radio, sui social media di EUTANASIA.
Una parola che è come un eco lontano.
Poi un giorno un tuo amico viene colpito da una malattia che piano piano gli ammazza i muscoli lasciandogli in testa la sfavillante intelligenza di sempre.
Una malattia che è un tunnel senza la luce in fondo. Un tunnel umido, una gabbia che è più di una gabbia, perchè in una gabbia puoi muoverti, parlare, sbattere la testa in un muro, nel tunnel invece puoi solo sperare che qualcuno ti gratti un orecchio, ti aspiri la bava, che un tubo ti faccia respirare e che un altro ti faccia mangiare.
E piano piano il tuo amico si consuma. Come una candela che però rimane accesa.
E più la fiamma sembra farsi fioca, più illumina oltre i muri della stanza.
Ecco. Noi vorremmo che la fiamma del nostro amico, di Max Fanelli, illumini una città, una ragione e una nazione intera.
Perchè libertà è anche poter decidere quando poter uscire da quel tunnel o soffiare su quella candela.
Chi entra in quella stanza e vede quel tunnel con gli occhi di Max, ne esce diverso, ne esce perso e senza punti di riferimento.
Noi vogliamo che anche in Italia, chi versa in determinate e gravissime condizioni di salute possa decidere della fine della sua vita.
Stiamo con Max per poterlo rendere libero di decidere.
Libero fino alla fine.

Nicoletta Bernardi,  20 marzo 2015

   
         
         
   

La cosa assurda è che quando uno sta bene può suicidarsi e quando la vita non è più vita, è obbligato a vivere.  L'eutanasia viene sempre posta come 'ma tu ti sentiresti di staccare la spina ad un tuo caro? È un omicidio! ' . Si è vero, non so se ci riuscirei. Ma se ho scritto in vita che non voglio più vivere quando il mio stato Non è  più Vita , allora è solo accogliere la mia volontà se non sarò più in grado farlo io.
Io otto anni fa ho fatto il testamento biologico , lo rinnovo ogni tre anni ...caso mai dicessero che è vecchio e nel frattempo ho cambiato idea.... e spero che gli diano, se servirà, il valore che ha.
Inestimabile, è la mia volontà.
Stefania, Casale Monf.

   
         
         
         
   

   
         
         
   

 

   
   
Il ricavato delle offerte a favore
di VITAS, dell'AISLA e per le MISSIONI 
che sono:

ARGENTINA dove opera un missionario di San Salvatore Don Graziano Cavalli noi mandiamo offerte per le colazioni dei bambini e alle famiglie
- IN CONGO abbiamo comperato i banchi per la nuova scuola e due buoi per iniziare a lavorare la terra, conosco personalmente don Alphonse che é venuto a trovarmi

 
- mandiamo offerte per il BENIN
- LVIA é una organizzazione con sede a Cuneo e in Africa costruiscono pozzi e insegnano a seminare e a coltivare
MAURO é un agricoltore di Occimiano che spesso si reca in ETIOPIA ad insegnare a coltivare e le offerte le consegna alle suore che danno un prestito alle donne del villaggio perché possano avviare una loro attività

 
Alcune copie del libro sono reperibili in HOSPICE
ed occorre chiedere alle volontarie di turno per poterle avere e dare l'offerta

 

   
         
         
   

   
         
   

19 novembre 2014

   
         
   

   
         
   

SE SOCHÌ A L’É  GIUST

   
   

AMIANTO

   
         
   

Voiàcc ch’a vivij sigur

   
   

ant ël vostri tobbii ca;

   
   

vojacc che, rivanda ca a la sèira,

   
   

a trovèi ‘l mangià càut e faci amisi.

   
         
   

Consideré ch’a l’è na fortun-a

   
   

‘l nen avej ancontrà

   
   

cola citta fibra

   
   

c’ha l’ha anientà la vitta ‘d tancc

   
         
   

Cola fibra ch’a l’ha sofocà ‘l respir,

   
   

scancëlà progett,

   
   

lassà da sol adolescent e masnà,

   
   

sposi e pari ‘famija.

   
         
   

Pensé s’a l’è giust

   
   

cha tut sochì al finissa ant ël nen,

   
   

che ‘l crij ‘d dolor as riduv-a

   
   

ammach al tintinà dij sold ch’a j’angordisso.

   
         
   

Eh! A l’è ‘nvidant ‘l bordel dij sòld!

   
   

Quanti ròbi as fan con ij sold!

   
   

Ma, se ampinomma la bocca e la testa ‘d sòld,

   
   

cme podromma pensà e dì paròli ‘ giustissia?

   
         
   

E se noi stomma cito,

   
   

se noi giumma pu nèn,

   
   

quancc Pédar, Pàulin, Gioann,

   
   

Nina, Carlòta, Maria a-i dovran ancora meuri?

   
         
   

Chi ch’al sarà ‘l pròssim?

   
   

Mi ? Ti ? La tò dòna?

   
   

Con che coragi ‘t uardërai ancora ant j’eucc

   
   

se ‘t hai dicc:  “ Va bén acsì” ?

   
         
         
   

traduzione il lingua piemontese della poesia di Maria Assunta Prato, scritta su ispirazione della lirica di Primo Levi “ Se questo è un uomo”, e pubblicata su “Il Monferrato del 25/11/2011

   
         
    Roberto Botto – Sala Monferrato    
         
         
         
         
   

   
         
         
         
   

ATTENTI AL POLVERINO!

   
         
   

www.sonda.it/polverino

   
   

   
         
   

Attenti al polverino! è una fiaba che racconta ai bambini una storia vera e drammatica: la storia dell’amianto, che ha lasciato una scia lunghissima di malattia e morte là dove è stato estratto e lavorato.

Certamente, per rendere consapevoli i bambini di una tragedia come questa non si può ricorrere al linguaggio e agli strumenti utilizzati per i ragazzi più grandi o per gli adulti: da qui la scelta del racconto fantastico, della fiaba.

 La storia presentata non è legata soltanto a un contesto particolare e locale, ma si può estendere facilmente a molte altre situazioni: città e territori in cui la qualità della vita, il diritto alla salute e a un ambiente pulito sono stati pesantemente compromessi da uno sviluppo industriale miope e devastante.

 Queste situazioni sono talmente frequenti che diventa indispensabile promuovere una cultura diversa fin dai primi anni di vita del bambino, in modo che cresca consapevole dell’importanza di rispettare la natura e le sue risorse, di impegnarsi per battaglie giuste e solidali, di riparare i danni di uno sviluppo teso unicamente al profitto personale.

 È possibile progettare un percorso didattico che, partendo dalla fiaba, arrivi a sensibilizzare i bambini sulla situazione specifica del loro territorio attraverso visite, documentari, testimonianze, il tutto ovviamente modulato sull’età dei destinatari.

 La fiaba che raccontiamo aiuta a prendere consapevolezza, suggerisce l’importanza dell’impegno personale e inietta speranza nel futuro: sono tutti aspetti importantissimi nel processo educativo, tanto più necessari quanto più sappiamo che rimediare ai danni causati sarà un compito che richiederà molta attenzione e un impegno convinto anche alle generazioni future.

 Abbiamo preparato due versioni di Attenti al polverino!: la prima solo testo, mentre la seconda comprende degli spazi bianchi in cui i bambini possono illustrare  la fiaba,  disegnando e colorando da soli, in famiglia o con le maestre.

 Scarica gratuitamente Attenti al polverino! Stampa, leggi e colora.
Versione solo testo e
Versione con gli spazi bianchi per disegnare (. pdf ,960 Kb).

 L’autrice di Attenti al polverino! è Assunta Prato. Nata a San Salvatore (AL), laureata in Filosofia, è stata insegnante nella scuola secondaria, e fa parte dell’Associazione Famigliari Vittime Amianto da quando ha perso il marito per mesotelioma pleurico. Attivamente impegnata contro le conseguenze dell’uso dell’amianto e per uno sviluppo che veda il rispetto dell’ambiente e della salute al primo posto.
Le illustrazioni sono di Gea Ferraris, Anna e Vincenzo.

   
   

21 feb 2013

   
         
         
   

Caro Babbo Natale…                    

   
    di Barbara Fois - Natale 2012                                                                      
   

    

   
    E’ Natale e non possiamo proprio fare a meno di scrivergli la nostra letterina: ci ascolterà almeno lui? Mah… almeno proviamo, hai visto mai…    

http://www.liberacittadinanza.it/sedi/cagliari/immagini/26451706.jpg/image_mini

  Ebbene sì, non ho resistito a scriverti anche quest’anno. Forse perché ci sentiamo un po’ tutti come queste due bambine della foto: condizionati, frustrati, spaventati e insicuri. E tu devi essere rassegnato e avvilito, come quel povero babbo natale che le tiene in braccio.    
    Magari – anche potendo – noi non riusciremmo mai a piangere a quel modo, con quel totale abbandono, senza autocontrollo, senza dignità, in piena crisi di nervi. Siamo grandi, controllati… Deve essere bello però poter piangere così, fino a sentirsi svuotati, sfiniti, placati. Noi riusciamo ad essere solo sconfortati, abbattuti, depressi…    
         
    Hai ragione, Babbo Natale, non è un grande inizio come letterina di Natale: avanti , tiriamoci un po’ su di morale! Dopo tutto il cielo si sta schiarendo…o no? E comunque adesso è il momento di essere buoni e di tirar fuori il meglio possibile… il meglio?? Cos’è il meglio in questo paese? Domanda insidiosa, vista la situazione generale…    
         
   

La gente! La gente è il meglio: i ragazzi che hanno studiato tanto ma non trovano un posto in questa società, eppure non si arrendono; le donne che lavorano tanto dentro e fuori casa e si inventano mille modi per risparmiare, per tirare avanti e gli operai che hanno perso il lavoro e salgono sui tetti delle loro fabbriche, nel freddo e nella disperazione, a difenderle contro tutto e tutti. Il meglio di questo paese è la gente, che non ha voce e non ha diritti, non ha futuro e non ha speranze. Per loro non c’è Natale, non c’è festa, non c’è allegria, quest’anno. La gente, che mentre i politici scialano coi soldi pubblici e si rimborsano perfino i “gratta e vinci”, ha speso la tredicesima per pagare le tasse.

   
         
   

Caro Babbo Natale, ti scrivo per chiederti: almeno tu puoi fare qualcosa per loro? O anche tu ci sei solo per i ricchi? Non ti offendere! Ammetterai che qualche dubbio può venire…

   
                                       natale 2012 03    
    E per cambiare registro e a proposito di dubbi epocali: e se avessero ragione i Maya? E se quest’anno non ci fosse Natale? Se una catastrofe spazzasse via tutto prima? Saresti disoccupato anche tu. Saremmo finiti tutti, per la verità. O forse il cavaliere tenterebbe di comprarsi il meteorite, o la cometa o gli alieni: sai che risate! Il cavaliere che parla con un omino verde “Mi consenta, io sono il più grande primo ministro italiano degli ultimi 150 anni!” chissà se gli alieni hanno il senso dell’umorismo. Chissà se sanno ridere. Beh, sarebbe un bel banco di prova per appurarlo. Risate intergalattiche.    
         
    Comunque non ti preoccupare: gli scenziati seri dicono che non ci sarà proprio niente il 21 dicembre e tutto resterà com’è… quasi quasi mi dispiace: era forse l’unico modo per far piazza pulita di quelle piovre della casta, abbarbicate alle proprie poltrone.    
         
    Dunque anche tu dovrai tornare al tuo lavoro di sempre: portare regali e fare “oh oh oh” facendo ballare il pancione. Beh, non è un granchè ne convengo. Ma almeno tu un lavoro ancora ce l’hai, anche se non so fino a quando: infatti ormai i bambini non credono più in niente. Vedi, è proprio questa la tragedia: non è la povertà, non sono i sacrifici, quello che fa paura è la mancanza di prospettive, la fine della speranza, l’assenza di un futuro, la scomparsa della fantasia. Vivere in un mondo squallido, livido, senza bellezza, senza magia, senza sogni.    
         
    Non ci sono soluzioni per questo: ognuno ha la sua piccola ricetta per sopravvivere, ognuno si è chiuso in una piccola bolla, dove non possa giungere nessun rumore esterno, nessuna voce imperiosa, nessun dolore… A pensarci bene, però, forse dovremmo invece provare ad aprirle queste bolle e ad appenderle come palline natalizie sul grande albero del futuro    
                                                                                                                                 
                                                                                                                                         
    Senza aspettare che “arrivino i nostri”, senza attendere di essere salvati da altri, ricominciamo da noi stessi, lottiamo insieme e regaliamoci un po’ di ottimismo e di speranza.    
         
   

Buon Natale a tutte le donne e gli uomini onesti di buona volontà.

   
         
         
         
   

ETERNIT - Dissolvenza in bianco - Trailer

 

 

         
         
         
   

HOSPICE, LUOGHI DELLA VITA

   
         
    Il presidente Moroni: “L’assessore Monferino non conosce la realtà delle cure palliative, né i diritti sanciti dalla legge 38”    
         

 

 

MILANO – Solo la totale mancanza di conoscenza – dichiarata candidamente dall’Assessore alla sanità del Piemonte, Paolo Monferino – di tutto ciò che attiene alla cura delle persone malate, può spiegare la sua recente esternazione sulle cure palliative. Secondo l’Assessore, infatti, ricoverare un malato inguaribile in un Hospice è un atto di crudeltà che equivale a dirgli “sei morto”.

La frase, pubblicata dal quotidiano LA STAMPA lo scorso 20 ottobre e ripresa ancora ieri, ha suscitato reazioni di amarezza e incredulità in primo luogo da parte della Federazione cure palliative ma anche da parte dei molti familiari di persone malate che quotidianamente si avvalgono dei servizi degli Hospice non per crudeltà, ma per garantire ai propri congiunti la migliore qualità di vita possibile. Sanno bene, così come le migliaia di volontari e di professionisti che negli Hospice operano, che non sono affatto luoghi di morte, piuttosto sono contesti in cui le persone possono sentirsi ed essere considerate vive nonostante la malattia inguaribile.

Al contrario rischia di morire prima del tempo chi affetto da una malattia in fase terminale viene dimenticato in un reparto di ospedale o dimesso senza un programma di cure palliative. Così come rischia di morire il malato che soffre inutilmente per un dolore o per altri sintomi che potrebbero essere alleviati da terapie oggi troppo poco utilizzate.

È invece vivo chi si sente valorizzato per la propria capacità di scelta e di autodeterminazione nell’orientare il percorso di cura in base alle personali aspettative e desideri. Per questo è più vivo chi, alle proprie domande sullo stato di salute, riceve informazioni chiare e comprensibili. È vivo chi vive relazioni significative con la propria famiglia, nonostante la sofferenza che caratterizza la malattia inguaribile. È vivo chi trova confronto sugli interrogativi di ordine spirituale che spesso coinvolgono chi è vicino al termine della vita.

Le cure palliative non sono la scienza medica della morte. Sono esattamente il contrario. Sono la disciplina che garantisce anche a chi non vivrà a lungo, per il tempo che resta a disposizione, tutta l’attenzione e la dignità che merita.

Un forte movimento sociale e culturale favorisce, anche in Italia lo sviluppo delle cure palliative. Spiace constatare che uno degli attori più importanti della sanità pubblica, di una regione importante come il Piemonte, manifesti opinioni che, per quanto personali, denotano scarsa conoscenza, superficialità e mancanza di rispetto per i malati e per le loro famiglie.

Oggi finalmente le cure palliative a casa, in Hospice, in ospedale e nelle case di riposo, sono un diritto di ogni cittadino, sancito dalla legge 38 del 2010.
L’11 novembre, 13° giornata di San Martino, la Federazione Cure Palliative inviterà tutti i cittadini a mettere la loro firma perché diventino realtà per ogni malato, di qualunque età, in tutto il Paese (
www.fedcp.org)

Luca Moroni
(Presidente FCP)

7 NOV 2012

   
         
         
         

 

 

Purtroppo, caro amico e malato che assisto da 4 mesi, e' arrivata la tua ora. Pensavo che eri come tutti i pazienti, mi affezionavo, empatia, ma poi come doveva naturalmente essere: il distacco e la consapevolezza. Ma tu, tu mi hai dato molto, mi hai riempito quel barattolo rosso in mezzo al petto e adesso me lo svuoti. Ho paura, tanta! Domani sono di turno e anche dopodomani e potresti morire, quando ci sono io. Ho paura di non farcela, già esplodo in lacrime adesso. Non sarà più come prima, la mia vita, avrà un solco nel cuore, una ferita che non cicatrizzerà subito, forse mai. Ti ho portato a vedere le moto, quelle che tanto ti piacevano. Tu parlavi da quel buco in gola, si, ed io capivo la metà di ciò che dicevi, ma sei un malato speciale, ed io un infermiere al tuo servizio.
Ti scriverò e ti parlerò, anche quando non sarai più nel tuo corpo. Cercherò di guardare le foto che ho fatto con te. Ciao e se a volte parlerò da solo, da lassù non mi prenderai in giro.

  STEFANO SERRA 6mag2012

 

         
         
         
         
   

AFeVA

 

 

   

APPELLO PER L'ABOLIZIONE DELLA LAVORAZIONE E DELL'UTILIZZO DELL'AMIANTO NEL MONDO

   
   

L'amianto è un minerale nocivo e cancerogeno: è quindi indispensabile ed urgente eliminarlo completamente dall'ambiente umano. Ieri in Europa, oggi in più di due terzi dei paesi del mondo, l'uso dell'amianto ha causato centinaia di migliaia di morti ed il picco della mortalità non è ancora stato raggiunto. Il cosiddetto "uso controllato" dell'amianto è semplice propaganda commerciale che imbroglia le popolazioni non informate e vulnerabili.
In ogni paese l'uso dell'amianto deve essere sanzionato, come è avvenuto in Italia.
La ricerca sulla prevenzione e la cura delle malattie correlate all'esposizione all'amianto deve avere la più elevata priorità.
La bonifica deve essere attuata in modo efficace e sicuro con fondi e conoscenze tecniche adeguate.
Tutte le vittime di malattie causate dall'amianto, per cause lavorative, ambientali, domestiche o di altro genere, hanno il diritto di essere indennizzate.

    Fermiamo l'estrazione, la commercializzazione e l'uso dell'amianto nel mondo.

   
                
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Dopo aver detto SI hanno detto NO

   
   

(grazie alla protesta della società civile)

   
    Il sindaco e la giunta hanno mentito alla città, hanno nascosto la proposta Schmidheiny finché non è trapelata la notizia su La Stampa, hanno inventato scadenze ravvicinate entro cui decidere per giustificare la loro propensione ad accettare subito la proposta, hanno inventato possibili contrasti con la Corte dei Conti per nascondersi dietro l’ineluttabile, si sono autodefiniti pensatori di testa mentre hanno ragionato solo col loro portafoglio politico, hanno mentito sull’importo della bonifica (dai sei ai cinquantasei milioni), hanno spacciato la ricerca come alternativa alla giustizia, hanno insinuato che la città ha ragionato solo col cuore (e meno male che hanno usato “cuore”, visto il loro spessore etico avrebbero potuto usare di peggio), hanno preso in giro la città creando tensioni e utilizzando l’arroganza e la menzogna come forma di comunicazione, hanno dimostrato in tutte le occasioni fastidio per il dramma Eternit (processo bis, presepio dell’Anffas, spettacolo Malapolvere della Curino). Adesso è la società civile che deve prendere la parola, è l’opposizione che deve mettere in campo tutta la propria energia e la richiesta è una:    
   

DIMISSIONI

   
   
Questa giunta si deve dimettere, ha dimostrato tutta la propria incapacità a governare, ha dimostrato tutta la propria incoerenza, superficialità, arroganza. Casale non è questo sindaco e non è questa giunta, Casale è altro sia sotto l’aspetto sociale che politico e culturale.
   
   

webmaster  4 feb 2012

   
         
         
         
    NO ALL'OFFERTA DEL DIAVOLO. E' UN PRIMO PASSO. IL SECONDO E' UNA SENTENZA
ESEMPLARE, OVVERO LA GALERA A VITA. IL SECONDO E' UN RISARCIMENTO ESEMPLARE PER
ATTUARE:
-RICERCA DI BASE
-SPERIMENTAZIONI
-CONTINUARE A FINANZIARE LA BANCA BIOLOGICA CHE AFEVA HA INIZIATO TALE
PROGETTO
-100 CAMPIONI DI CELLULLE DI MESOTELIOMA PLEURICO DA STUDIARE AD ALESSANDRIA E
ALL'UNIVERSITA' DI TORINO
-MIRARE AD UN PROGETTO REGIONALE. RICORDIAMOCI CHE A CASALE IL PROBLEMA
MESOTELIOMA UCCIDE 43 PERSONE ANNUE
-ASCOLTARE MAGGIORMENTE L'ESPERIENZA INDISCUSSA DELLA DOTT,SSA DEGIOVANNI
-COLLABORARE CON LA SOCIETA' ITALIANA CURE PALLIATIVE
-POTENZIARE ATTIVITA' CURE PALLIATIVE-ASSUMENDO NUOVE INFERMIERE
-FINANZIARE LA STATISTICA DELL'HOSPICE E CURE PALLIATIVE, OVVERO I PRIMI ATTORI
A COMBATTERE IL MESOTELIOMA
INFINE, NON ARRENDERSI MAI. LA DOTT.SSA DANIELA CI INSEGNA OGNI GIORNO LA
FILOSOFIA DEL NOSTRO LAVORO-MISSIONE, OVVERO NON FERMARSI MAI, CONTINUARE A
PERSEGUIRE IL MEGLIO PER IL NOSTRO MALATO
GRAZIE, SINDACO DEMEZZI GIORGIO. IL BUON SENSO HA PREVALSO SU TUTTO
GRAZIE-CASALE E' CON LEI
STEFANO SERRA
   
         
         
         
   

La vita e' un bene prezioso che qualcuno ci ha donato. Anche a Casale, non si e'
dimenticato! Anche da noi c'e' questo diritto alla vita. Vivono i bambini, i
ragazzi, gli adulti e anziani. La morte e' semplicemente la fine di un percorso
di vita. A Casale,tra queste due strade si e' infilata per traverso l'Eternit; ed
ha cambiato tutto ciò che era scontato e che ogni essere umano debba avere nel
suo percorso terreno. Il denaro non costituisce parte del nostro scheletro, ne'
del corpo e neanche dell'anima. Nulla si può comprare, neanche la vita! La morte
si, può essere facilmente merce di scambio con il guadagno e non fa notizia
all'interno delle Holding multinazionali. Diciamo la verità, non fa testo
neanche in televisione e neppure sui giornali. Viene considerata solo quando
capita direttamente un triste evento personale. Casale,venerdi' e' morta una
seconda volta e i parenti delle vittime hanno riaperto i rubinetti del lutto,
così e ' riuscito prepotentemente. Al tavolo di comando, non c'e' mai la persona
giusta,quasi mai,ma c'e' un personaggio vestito bene,molto curato,con parole
vellutate e scarse convinzioni,che non sapendo cosa dire,ripete all'infinto gli
stessi concetti. Sapete,la realtà e' una sola,la ricerca per ora non ha milioni
che tengano,non si guarisce dal mesotelioma pleurico(tranne qualche caso,da
letteratura poco identificato). La bonifica,ma non ci doveva pensare la Regione?
Al ronzone e' tutto a norma? La scuola vicino alla struttura Buzzi-Unicem in via
Gabotto e' sicura. Dicono di si, l'ARPA ha fatto i controlli e tutti i tetti in
eternit li vicino sono in buon stato di conservazione. Poi c'e' già un piano di
smaltimento dell'area per il famoso rinnovamento del quartiere Eternot. Quanto
sono informati i nostri politici a Casale? Quanto siamo informati noi? Al posto
di spendere soldi per addobbare una città di amianto,possiamo fare una
assemblea pubblica con ARPA PIEMONTE E CON RICERCATORI MEDICI? Si le abbiamo
fatte in passato, ma adesso siamo mercificati a 18 milioni 300 mila euro,quindi
a maggior ragione, facciamo dire agli esperti,quanti soldi occorrono. Accettare i
soldi e come allearsi con il diavolo. Sapete che in Colombia e in altri paesi si
lavora a pieno regime eternit e lo svizzero mica dice nulla. Perchè, non viene a
Casale a parlare con il sindaco direttamente. Cosa vuol dire abbiamo mediato con
gli avvocati? Le famiglie delle vittime,una per una andrebbero sentite e
informate e poi magari fare proposte diverse al signor Stephan. Ha anche un nome,
a volte me lo scordo. Siamo nati per vivere e non per morire di mesotelioma
pleurico! Non abbiamo tariffari;almeno non c'e' dato a saperne in questa vita
terrena! Mio zio Remo, 60 anni; mio zio Angelo in Olanda, 48 anni, mia cugina e una
altra mia zia. Concetta. Tutti morti prematuramente...poi tanti malati che
assisto ogni giorno. Almeno in guerra si ha il giubbotto anti-proiettili, noi a
Casale non abbiamo nulla, nulla................Non avremo mai nulla, solo pianto
e ricordo..I soldi uccidono il cuore e il cervello, il resto li uccide il
mesotelioma. Neppure i ragazzi possono avere una propria idea. A scuola viene
spiegata la realtà con colori politici e non in maniera asettica...Il
mesotelioma e' politico; potrebbero anche candidarlo alle prossime elezioni
politiche.....Buon Natale e felice Anno Nuovo. Che la giustizia, possa un giorno
sventolare con una bandiera multicolore su tutti i nostri tetti, perchè in
fondo in fondo, siamo esseri umani e non oggetti misteriosi.

STEFANO SERRA       21 dic 2011

   
         
         
         
    Casale Monferrato. Disoccupazione e Mesotelioma pleurico.
Vanno di pari passo queste due piaghe. Hanno quasi la stessa percentuale. Ogni
sei famiglie c'e' un disoccupato o un malato di mesotelioma pleurico.
Triste ricordare la città del freddo. Quante industrie di componenti e
frigoriferi a Casale Monferrato, poi ad una ad una chiuse e molti disoccupati.
Depressione e problemi famigliari, inoltre si aggiunge il male della città, si
proprio lui Mr Mesotelioma Pleurico. Lo spauracchio dei casalesi. E' un'epoca
strana, piena di paure e di poche speranze. Camminando per il mercato del
martedì e venerdì, si sente parlare di recessione. Il sabato, la gente si
riversa in via Roma e nei centri commerciali, ma stranamente le mani sono vuote,
non stringono pacchi regalo, ma solo speranze e false attese. Eppure a Casale, ci
sono molti giovani intelligenti che chiaramente fuggono verso città con
risorse lavorative, anche all'estero. Per concludere, vogliamo metterci in
ginocchio davanti ad uno svizzero che ci offre soldi o teniamo alto il nostro
orgoglio di persone e combattiamo per rendere giustizia a tutti quei posti
occupati in via Negri? Posti prematuri, gente che poteva vivere e aiutare Casale
invece sono morti senza essere neanche avere a conoscenza il futuro dei loro figli.
Casale rialzati, ce la puoi fare. C'è la possiamo fare. Noi non vogliamo soldi,
ma giustizia per i nostri fratelli morti!
Stefano Serra.  (12 dic 2011)
   
         
       
         
         
L'offerta del diavolo        
    Se questo è giusto  

12 dic 2011

         
    Voi che vivete sicuri    
    nelle vostre tiepide case,    
    voi che trovate tornando la sera    
    cibo caldo e visi amici,    
    considerate che è una fortuna    
    non averla incontrata    
    quella piccola fibra    
    che ha distrutto la vita di tanti,    
    che ha soffocato il respiro,    
    cancellato progetti,    
    lasciati da soli ragazzi    
    e bambini, mogli e mariti.    
    Considerate se è giusto    
    che tutto questo finisca nel niente,    
    che l'urlo di dolore si riduca    
    soltanto al tintinnare    
    di soldi allettanti    
    E' invitante il rumore dei soldi,    
    quante cose si fanno coi soldi!    
    Ma se riempiamo la bocca    
    e la testa di soldi,    
    come potremo ancora    
    pensare e pronunciare    
    parole di giustizia?    
    E se non le diremo più    
    quanti Pedro e Carlos    
    e Trishna o Gopan    
    dovranno ancora morire?    
    E Michele e Giovanni,    
    Mariella e Sofia ...    
    Chi sarà il prossimo?    
    Io, tu? La tua donna?    
    Con che coraggio    
    la guarderai negli occhi    
    se hai detto:    
    "Va bene così?"    
         
                                       Assunta Prato    
         
         
         
   

Studenti "GHOSTBUSTERS" a caccia di amianto

   
         
   

 

   
         
         
         
   

IN HOSPICE SI CONSUMANO MOLTE STORIE DI VITA - TRASUDA AMORE E DISPERAZIONE. A VOLTE SI E' GELATI DENTRO.. NON SO COSA DEVO ANCORA VEDERE O AFFRONTARE. LA SOFFERENZA DEI MALATI, DELLE FAMIGLIE, DEGLI AMICI, BEH NON E' FACILE BADARE A TUTTO QUESTO E LAVORARE SENZA SOFFERMARSI A PENSARE. VORREI PIANGERE, MA NON RIESCO, PERO' ALLA SERA RITORNO CON I PENSIERI E BEH QUALCHE LACRIMA SCENDE. SIETE TANTI, QUANTE PERSONE CHE PASSANO IN HOSPICE. HO I BRIVIDI. VI RICORDO TUTTI CON AMORE. E SE A VOLTE SONO SCHIVO, SCUSATEMI!
                 STEFANO

   
    31ago2011    
         
         
   

TUO PAPA' ERA UNA PERSONA SEMPLICE E MOLTO UMILE, UN GRANDE UOMO. QUINDI TU SEI E DIVENTERAI UNA GRANDE DONNA E LO RENDERAI FELICE. TI VOGLIO BENE - VI VOGLIO BENE - VI HO SEMPRE NEL MIO CUORE - GRAZIE ARIANNA
                  STEFANO

   
         
         
         
   
Oggi sono 8 mesi che il mio papà non c'è più...quando ho iniziato a leggere questa pagina ho ritrovato le frasi che leggevo la notte del 27 Novembre, mentre aspettavo....non dimenticherò mai quel momento.

Papà manca tanto, non solo come padre ma anche come uomo. Chi di voi l'ha conosciuto so che lo ricorda ancora...

Alcuni suoi amici gli hanno dedicato un articolo cogliendo pienamente il suo essere "Sempre il sorriso sulle labbra, sia che vinceva, che se perdeva; mai una parola fuori dalle righe. Grazie per averti conosciuto, non ti dimenticheremo mai. Ciao Gian Piero". Mio papà era proprio questo.
 

Non ho scritto niente sul libro quando me ne sono andata, per questo vorrei scrivere adesso...vorrei ringraziare tutti voi, in particolare Stefano e la dott.ssa Paola. Papà era tanto contento quando venivate a trovarci. Ci avete aiutati tanto.

 

Il 6 Luglio mi sono laureata, avrei voluto che papà ci fosse. Ci teneva tanto. Ultimamente non faccio che pensare che quello che fate voi deve essere la cosa più bella e appagante che esista...forse vorrei poterlo fare anche io.. forse mi farebbe patire meno il peso di non vedere da 8 mesi il mio papà...
 
                                         Arianna.
 
   
         
         
   
La dolce ed impavida maestrina. 
 
Io so...
di averti incontrata in questo lascito di tempo
tu che mi hai disarmata
con la verità
i miei occhi nei tuoi occhi.
Io so...
i nostri entusiasmi...
parlare, disegnare, scrivere, confrontarci!
Non te ne andasti mai dalla mia mente...
chiara, innovativa, schietta.
Io so...
e non mi impedisce di vivere
le alternative che la Malattia
ha tatuato nella mia vita.
Io so...
l'incontro stimolante con altre persone...
solo ora, spalancando la mia mente,
non più ristrutturata ogni giorno nei ritmi veloci
donati ai ragazzini.
Io so...
quanto l'addio preannunciato a quella vita
mi può ancora donare
in questa vita.
 
Simona B. - Hospice - 15.11.2010   
   
   
davanti all'estrema nemica
non serve coraggio o fatica
non serve colpirla nel cuore
perché la morte mai non muore.
                                      
   
         
   

Crescono gli hospice in Italia

di Roberta Pizzolante | Pubblicato il 16 Novembre 2010

Un maggior numero di hospice e più posti letto. Le strutture per l’assistenza ai malati terminali, 250 mila pazienti ogni anno, fanno registrare un trend positivo: dai 114 hospice del 2006 si è passati a 165 nel giugno 2009, per un totale di oltre 1.800 posti letto. Ed entro la fine del 2010 potrebbero diventare 229, con previsioni di crescita a 256 entro il 2014. E’ quanto emerge dalla seconda Rilevazione ufficiale sugli hospice in Italia realizzata da Società italiana di cure palliative (Sicp), Fondazione Isabella Seràgnoli, Fondazione Floriani e Fondazione per l’economia e la responsabilità sociale.

Dal 2006 al 2009 si è quindi passati da 0,21 a 0,31 posti letto per 10 mila abitanti. Le 165 strutture attive sono una parte delle 256 programmate dalle regioni italiane, che dovrebbero portare a 2.800 i posti letto (pari a 0,48 ogni 10 mila abitanti). Dei rimanenti 91 hospice previsti ma non ancora operativi, a giugno 2009 ne risultavano già realizzati 32, mentre 28 erano in fase di realizzazione e 31 in fase di progettazione o di programmazione. Secondo la rilevazione, entro la fine del 2010 il numero totale di posti letto dovrebbe già crescere a 2.615 (0,44 posti ogni 10 mila abitanti). Restano fuori dal conto ancora 27 strutture che dovrebbero diventare operative solo dopo il 2014.

I numeri delineano un quadro positivo, tuttavia si è ancora indietro rispetto alle previsioni delle regioni in base alla programmazione dichiarata nel 2006, che indicavano 206 strutture attive entro il 2008, 188 delle quali finanziate con i fondi della legge 39/99 (Giro di vite per le cure palliative?; Oppiacei, l'Italia s'è desta). Inoltre, la distribuzione delle strutture non è uniforme sul territorio italiano e vede le regioni del Nord meglio organizzate di quelle del Sud. In base alle previsioni per il 2010, la Lombardia vedrà aumentare le sue strutture da 51 a 57 (0,70 posti letto ogni 10 mila abitanti) e l’Emilia Romagna passerà da 18 a 24 hospice (0,66). Buona anche la situazione della Basilicata, che, con le sue cinque strutture, sarà in grado entro il 2010 di garantire 0,86 posti letto ogni diecimila abitanti (51 posti letto in tutto). Al di sopra della media nazionale per quanto riguarda la disponibilità di posti letto anche il Lazio (0,52 posti ogni 10 mila abitanti), la Liguria (0,51), il Molise (0,50), le Marche (0,48) e la Valle d’Aosta che, con l’imminente apertura del primo centro sul territorio regionale, offrirà 0,55 posti ogni 10 mila abitanti. Restano al palo, invece, l’Abruzzo che con le due strutture previste entro la fine del 2010 riuscirà a garantire appena 0,15 posti letto ogni 10 mila abitanti, il Trentino Alto-Adige (0,18), la Campania (0,19) e la Calabria (0,20).

Altro dato rilevante: solo il 27,4 per cento circa degli hospice si trova all’interno di una struttura dedicata esclusivamente ai malati in fase avanzata e terminale, mentre più del 70 per cento fa parte di strutture assistenziali che erogano anche servizi di altro tipo (nel 47 per cento dei casi negli ospedali). Inoltre, in base ai dati raccolti nel 2009, solo poco più della metà dei centri operativi ha dichiarato di appartenere a una rete di cure palliative formalmente istituita, come richiesto dalla recente legge 38/2010 sul dolore (Cure palliative, nuove regole in arrivo). Non mancano i problemi dovuti alla carenza di personale e solo il 18 per cento degli hospice offre tutti i servizi essenziali delle cure palliative, cioè degenza, day hospital, prestazioni ambulatoriali e assistenza domiciliare.

   
         
   

Articolo segnalato da Paola Ballarino, tratto da "Galileo" - Giornale di scienza

   
   

http://www.galileonet.it/articles/4ce280f172b7ab6823000025

   
         
         
   

indagine dell'Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali

Cure palliative, miraggio per sei su dieci

Troppo spesso l'unica figura di riferimento è il medico di base. Con una spesa per le famiglie di 3mila euro al mese

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indagine dell'Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali

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MILANO - Cure palliative a domicilio: un miraggio per il 60% degli italiani. Secondo il rapporto nazionale sull'assistenza domiciliare dei malati in fase terminale messo a punto dall'Agenas (Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali) e presentato al congresso nazionale della Simg (Società italiana di medicina generale), sei cittadini su dieci vivono in zone dove non ci sono centri dedicati all'assistenza domiciliare dei malati in fase terminale. Per sei milioni di pazienti l'unica figura di riferimento è il medico di famiglia: figli, mogli, mariti si trovano quindi costretti a provvedere a proprie spese a infermieri e altre figure necessarie al benessere del congiunto: un costo che può raggiungere i 3mila euro al mese in assenza di organizzazione e supporti. Una cifra troppo alta, tanto più se si considera che una programmazione centralizzata efficiente costerebbe 8 euro l'anno a cittadino.

NORD E SUD - «Per la prima volta si è realizzata in Italia un'indagine a tappeto che ci ha permesso di scattare una fotografia completa ed aggiornata e di capire quali sono i punti deboli - dice Pierangelo Lora Aprile, responsabile cure palliative della Simg -. In alcune realtà del Paese siamo l'unico baluardo che sta affrontando il problema dell'assistenza ai malati in fase terminale a livello capillare sul territorio. Il problema è organizzativo e richiede il potenziamento immediato dei servizi di assistenza domiciliare già esistenti e funzionanti con infermieri e medici specializzati. Questo potrebbe migliorare da domani la situazione in larga parte della penisola». C'è il solito gap nord-sud, con il Meridione in una situazione più critica, ma anche in alcune aree settentrionali il servizio è carente. «Per costruire una rete nazionale delle cure palliative, come vuole la legge 38 del 2010, bisogna integrare la presenza degli hospice con quella di cure domiciliari adeguate - spiega Giovanni Zaninetta, presidente della Società italiana di cure palliative (Sicp) -. E queste ultime devono possedere gli stessi standard di qualità su tutto il territorio nazionale». Gianlorenzo Scaccabarozzi, direttore del Dipartimento della fragilità dell'Asl di Lecco, fa una proposta: «Occorre che lo sviluppo della rete nei suoi nodi fondamentali (casa, hospice, ospedale) diventi una priorità nella programmazione regionale e locale, attraverso obiettivi specifici di mandato per i direttori generali. Oggi non è così. Le cure palliative restano spesso l'espressione dell'iniziativa singola». Per Fulvio Moirano, direttore dell'Agenas, la pubblicazione del rapporto rappresenta un tassello importante: «Ha un duplice obiettivo: da un lato offre l'opportunità ai professionisti di verificare lo stato dell'arte. Dall'altro, analizza la percezione che di queste cure hanno gli operatori sanitari». Su questo fronte i risultati sembrano incoraggianti: la cultura media è buona e il servizio, dove esiste, raggiunge livelli di eccellenza. Il 53% garantisce una continuità assistenziale sulle 24 ore e il 45% una pronta disponibilità medico-infermieristica.

MARINO - «La legge sulle cure palliative è completamente disattesa, ne resta solo lo spirito. Il resto, quel poco che era stato previsto, è rimasto sulla carta - così Ignazio Marino, presidente della Commissione parlamentare d'inchiesta sul Servizio sanitario nazionale, commenta il rapporto Simg -. La copertura finanziaria era risibile per la rete delle cure palliative sul territorio: il finanziamento per i prossimi anni è zero ed è di un milione di euro per il 2011, somma con la quale si possono curare solo 350 pazienti, ovvero lo 0,05% dei malati terminali in Italia. Consideriamo che in un Paese come la Germania le cure palliative domiciliari ricevono 240 milioni di euro annui, 240 volte quelli stanziati in Italia». Secondo Marino, il ministro della Salute Ferruccio Fazio «si è fermato alla promessa di un tavolo tecnico per definire i percorsi formativi sulla terapia del dolore: davvero poca cosa rispetto alle attese che la legge sulle cure palliative ha prodotto in milioni di malati cronici e terminali. Inoltre il documento sulle linee guida è bloccato al ministero delle Finanze, i requisiti minimi e le modalità organizzative per l'accreditamento degli hospice sono fermi alla fase di elaborazione della proposta e ancora non si è deciso come assegnare i pochi denari disponibili per i progetti formativi. A sei mesi dall'entrata in vigore della legge 38 - conclude il presidente della Commissione parlamentare d'inchiesta - non soffrire non è ancora un diritto per milioni di pazienti cronici. Duecentocinquantamila sono ogni anno i nuovi malati terminali. Purtroppo da questo governo arrivano solo parole di carta».

Redazione online
http://www.corriere.it/salute/10_novembre_26/cure-palliative-domicilio_6b206f54-f967-11df-a6ac-00144f02aabc.shtml

   
         
         
   

LA VITA E LA MORTE SI INCONTRANO TUTTI I GIORNI NEL CORRIDOIO DELL'HOSPICE.

   
   

NELLE CAMERE I NOSTRI OSPITI CI RACCONTANO O FANNO TRASPARIRE LE EMOZIONI INCONTRATE NEL LORO PERCORSO TERRENO,

   
   

FORSE E' TROPPO PER ME, L'IMPATTO EMOZIONALE MI LEVIGA IL CUORE,

   
   

ALLA FINE LO PERDERO'.

   
         
   

STEFANO SERRA

   
   

 

   
   

                       atomi,energia,energia atomica,fisica,persone,scienze,simboli,tecnologie

   
         
         
   

Gli amici sono come degli angeli

che ci sollevano da terra

quando le nostre ali non si schiudono,

ricordandoci come si vola.

 

 

 

   

   

 

 

 

 

 

 

 

La Luna

Quando spunta la luna
tacciono le campane
e i sentieri sembrano
impenetrabili.

Quando spunta la luna
il mare copre la terra
e il cuore diventa
isola nell'infinito.

                                                    Garcia Lorca

 

 

   

ricevuta in una notte di mezz'estate con luna piena

   
         
         
         
   

 

   
         
   

"Uomo libero pensatore,

credi tu d’essere il solo a pensare…

Ogni fiore è un’anima

Sbocciata alla natura…”

 

Gérard de Nerval

   
         
         
         
         
         
         
   

Credenti e non credenti

   
         
   

Se una persona crede davvero, la religione non conta (Gandhi)

   
   

 

   
   

Il mondo non si divide in atei e credenti, ma in brave o cattive persone

   
   

E tanta mediocrità nel mezzo

   
   

 

   
   

Io, grazie a Dio, sono ateo (non sono proprio una brava persona, in quello sono mediocre)

   
   

                                                                                  V.d.R.

   
   

Visualizza dettagli

   
         
         
         

 

 

Un amico è la cosa più preziosa che tu possa avere ed una delle cose più belle che tu possa essere!

gli angeli esistono, ma a volte non hanno le ali, allora li chiamiamo amici

 

by simona         

 

         
   

 

   

 

 

La felicità ti rende gentile.
Le prove ti rendono forte.
I dolori ti rendono umano.
I fallimenti ti rendono umile.
Ma solo la tua volontà ti fa andare avanti.
Tu sei speciale!

   
         
         
         
   

Messaggio di Tenerezza(Anonimo Brasiliano)

   
         
   

Questa notte ho fatto un sogno,
ho sognato che ho camminato sulla sabbia
accompagnato dal Signore
e sullo schermo della notte erano proiettati
tutti i giorni della mia vita.

 

 

         
   

Ho guardato indietro e ho visto che
ad ogni giorno della mia vita, proiettati nel film,
apparivano due orme sulla sabbia:
una mia e una del Signore.

   
         
   

Così sono andato avanti, finché
tutti i miei giorni si esaurirono.

   
         
   

Allora mi fermai guardando indietro,

   
   

notando che in certi posti

   
   

c'era solo un' orma...

   
   

Questi posti coincidevano con i giorni

   
   

più difficili della mia vita;

   
   

i giorni di maggior angustia

   
   

di maggior paura e di maggior dolore.

   
         

 

 

Ho domandato, allora:
"Signore, Tu avevi detto che saresti stato con me
in tutti i giorni della mia vita,
ed io ho accettato di camminare con te,
ma perché mi hai lasciato solo

   
   

proprio nei momenti peggiori della mia vita?".

   
         
   

Ed il Signore rispose:
"Figlio mio, io ti amo e ti dissi che

   
   

sarei stato con te durante tutta la camminata

   
   

e che non ti avrei lasciato solo neppure per un attimo:

   
   

e non ti ho lasciato…

   
   

i giorni in cui tu hai visto una sola ombra sulla sabbia,

   
   

sono stati i giorni in cui

   
   

ti ho portato in braccio".

   
         
   

by margherita             

 

 

         
         
   

IL LATTE DELL’ETERNIT

di Vincenzo Moretti      

Nella città che ha una via intitolata a un cronista locale, con farmacia e boutique e libreria e gente gentile (il giornalista Emanuele Novazio) che s'incontra per caso a distanza di decen­ni; nella città dove anche i medici patiscono ormai noti mali; qui, durante gli anni Settanta, la Eternit forniva giornalmente un litro di latte a operai e operaie, come antidoto alle nocive lavorazioni dell'asbesto. Una di queste operaie, Pierina T., mancata per mesotelioma pleurico a settant’anni, era la mamma della mia ragazza che da trentacinque  anni è mia moglie.       

Il “latte dell’Eternit” è stato rievocato da un testimone del processo di Torino, durante la tredicesima udienza di lunedì 24 maggio

   
         
    I mali di un medico fanno pensar male:    
    a rimedi che non fanno    
    passare il male,    
    né da Gallia che tratta rimedi e lenitivi,    
    né da Lion  che espone eleganti    
    lamé con piume di struzzo, bianche e nere,    
    né dal Pedrini libraio che tiene    
    in vetrina volumi gravi    
    editati  dallo struzzo capace    
    d'ingoiare un chiodo e sotto ha il motto    
    «Spiritus durissima coquit» (emblema    
    d’una volontà che sa    
    digerire anche i chiodi,    
    d’un valoroso cuore che ha la forza    
    di smaltire ogni grave ingiuria    
    del tempo e degli umani),    
   

in via Benvenuto

   
   

San Giorgio (l’autore d’una “Cronica”)

   
   

dove per caso incontri l'Emanuele

   
   

corrispondente da geli e disgeli sovietici.

   
    Con lui si torna cronisti degl’ingenui tempi    
   

dell'asbesto che faceva men capace il tuo polmone,

   
   

gentile operaia che prendevi

   
   

il latte dell'Eternit per darlo alla figliola

   
   

che crescesse forte e valorosa

   
   

insieme al nostro amore.

   
         
   

Vincenzo Moretti   

   
         
         
   

Nella stessa giornata mi è capitato di vedere su You Tube i provini del Grande Fratello e, poco dopo, visitare una cooperativa sociale di giardinieri che fa lavorare portatori di handicap e detenuti.

Mi rendo conto che è un’osservazione banale, ma tra i due colpi d’occhio c’era un contrasto talmente radicale da costringere a chiedersi se appartengono alla stessa epoca e allo stesso paese.

Sto parlando di due gruppi di italiani giovani ambosessi, tra i venti e i trentacinque anni, non facoltosi, appartenenti a quel vasto insieme che chiamiamo “popolo”. Ma i primi parevano (uso un eufemismo) dei patetici imbecilli in balia di un narcisismo tanto grottesco quanto frustrato. I secondi persone ricche di interessi, socialmente utili, culturalmente curiosi.

A parte le inclinazioni dei singoli, che sono tutte legittime, ho pensato che la differenza macroscopica tra i due gruppi è che il primo ha piena cittadinanza mediatica, e dunque esiste non solo in quanto somma di esperienze individuali, ma anche come “fenomeno” pubblico. Il secondo non ne ha alcuna e per giunta (o di conseguenza…) ha una molto flebile rappresentanza politica.

Entrambi sono in Italia, ma la schiacciante egemonia culturale dei primi è sancita dalla televisione.

   
         
    da "L'Amaca" del 7 aprile 2009 - di Michele Serra                                         
         
         
         
    Quando mi sento un po' in giornata no mi è molto di conforto leggere queste frasi pescate in un libro e spero possano essere di aiuto anche a chi si sofferma a leggere questa bellissima rubrica che avete iniziato. Grazie.    
   

 

 "La morte non è niente. Non conta. Io me ne sono solo andata nella stanza accanto. Non è successo nulla. Tutto resta esattamente come era. Io sono io e tu sei tu e la vita passata che abbiamo vissuto così bene insieme è immutata, intatta. Quello che siamo stati l'uno per l'altro, lo siamo ancora. Chiamatemi con il mio vecchio nome. Parlate di me con la facilità che avete sempre usato. Non cambiate il tono della vostra voce. Non assumete un'aria forzata di solennità o di dolore. Ridete come abbiamo sempre riso degli scherzi che facevamo insieme. Sorridete, pensate a me e pregate per me. Fate che il mio nome rimanga per sempre quella parola familiare che è stata. Pronunciatelo senza sforzo, senza che diventi l'ombra di un fantasma. La vita significa tutto ciò che ha sempre significato. E' la stessa che è sempre stata. C'è una continuità assoluta, ininterrotta. Cos'è questa morte se non un incidente insignificante? Perché dovrei essere lontana dal vostro cuore dal momento che non sono con voi? Vi sto soltanto aspettando, da qualche parte, molto vicino, appena svoltato l'angolo. Va tutto bene".

   
         
         
         
   

Note rosa e verdi,

rosa come un particolare modo di essere femminile e verdi come l’abbraccio insicuro di un uomo che si emoziona.

Gelati con cui passeggiare,sotto il sole, la pioggia,le stelle,la luna, il freddo ed il caldo,

sempre canticchiando senza paura di sbagliare le parole e senza timore di stonare.

Il triangolo vola e vibra solo nel vento dolce, nell’armonia della musica e negli arpeggi di una chitarra solista che cerca di incontrarsi con la completezza di un gruppo di accordi, mutevoli ogni volta.

E toccarla, accarezzarla, sperando che non si strappi.

Questo cotone, non liscio, non granuloso, che può contenere tutto il rosso di questa vita, tutta la passione che non mi è concesso di esprimere, tutto il fervore che si  nasconde in me  e che, purtroppo, spesso, in me termina, senza strascichi.

Termina e non vorrebbe terminare.

 

Casale Monf.to - Hospice - 21 ottobre 2009 - Simona.

 
       
       
       
       
         
         
 
     
 
Per Marta.
 

Quante lacrime possono aggrapparsi su queste gote

Per non scendere ed asciugarsi nel nulla,

quanta stanchezza su un viso di mamma

per una vita piccolina diventata troppo presto angelo,

quanta disperazione per gite non condivise, per canti non uniti in un’unica voce,

per un giorno di cielo sereno non ammirato con il medesimo sguardo innocente,

per una pioggia da cui ripararsi sotto quell’ombrello striminzito della Barbie,

quanti piatti notturni non potranno essere stretti in quegli abbracci,

quante chiassose risate non più condivise da una fatina e da una rana.

 Casale Monf.to - Simona - 6 Marzo 2009.

 
 
 
         
   

 

   
   

Il vero Amore non fa chiasso

e non è esibizionista ma solo Vero

e per questo Grande...

 I Grandi non hanno alcun bisogno di far rumore...

... incidono ed imprintano

la vita

in un soffio.

 

Simona - Casale Monf.to - Aprile 2010 - Hospice.

   
         
         
         
   

E l'immagine del tuo viso che domina i miei pensieri,
il sogno fragile il suono della tua piccola voce,
attimi momenti magici, storia mai scritta.
Le nuvole passano, le foglie cadono il bosco cambia colore
ma non l'immagine del tuo viso...

 

   
         
   

Una poesia di Enzo Aprea

   
         
   
   
 
 
   
   
 

Vorrei
una corsia di letti
rossi,verdi,gialli
azzurri e rosa
per far festa
alla morte come sposa
e dottori sorridenti
curvi sul corpo rotto
di un uomo
con camici variopinti
di voile,di chiffon,di seta pura
per far festa
alla morte
senza paura.
E muri
disegnati
dai pittori più grandi
da Giotto, Raffaello, da Pier della Francesca,
dal Giorgione,
e cancellare
il bianco del dolore.
Muoia la morte
per una volta
senza il suo colore.

   
         
   

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“Offri al giorno presente 

 l'opportunità di diventare 

 il più bello della tua vita.

Nulla è  più importante  del giorno presente."

 (Goethe)

   
         
         
         

 

 

Questa rubrica inizia con i brani letti il 28 maggio 2010 durante la serata di “buon compleanno hospice” in occasione del primo anniversario dell’hospice Zaccheo. Per motivi di privacy sono stati omessi o sostituiti i nomi propri e ogni riferimento atto a rendere riconoscibili le persone.

Le frasi riportate sono estrapolate dagli scritti rilevati dal "libro dei pensieri" presente nell’ingresso dell’hospice, sul quale chiunque può scrivere liberamente i propri pensieri, emozioni, giudizi, suggerimenti.

 

    Molte altre lettere, la maggior parte si potrebbe dire, qui non appaiono solo perché sono scritti di puro ringraziamento, di riconoscenza, gratitudine e potrebbero apparire autoreferenziali per il personale Hospice e per i volontari di Vitas.    
    Un ringraziamento speciale a tutti coloro che hanno voluto lasciare la loro testimonianza anche con questi scritti.    
         
                                                                                                           Vitas - Hospice    
         
                   
         
   

Io credo molto agli angeli e fino a qualche giorno fa non ne avevo mai visti ..

   
   

... tutti voi siete angeli in grado di accompagnare, accudire, coccolare e in qualche modo anche “curare”

   
         
         
   

... Non so dove sia adesso Anna, ma sono sicura che vi sta ringraziando ...

   
         
         
   

... famiglia, tutti lo pronunciano ma non tutti sanno far sentire degli “estranei” come in famiglia.

   
   

Questo è ciò che abbiamo ricevuto da ognuno di voi ... il calore dell’affetto di chi capisce e non compatisce ...

   
         
         
    In un momento così difficile e triste siete riusciti a dare sempre serenità a lui e a noi.    
         
         
   

... c’è ancora tanta speranza nella vita, grazie a persone come voi …

   
         
         
   

GRAZIE.  A volte una sola parola riesce ad esprimere tutto quello che vogliamo dire: grazie.

   
         
         
    Un sorriso è un grande valore, sia che provenga da un medico, un volontario, un figlio, un personaggio delle favole …    
   

Faccio teatro per dare qualcosa agli altri, un pensiero affettuoso, una boccata d’aria fresca …

   
    La fata turchina    
         
         
   

L’Hospice per me.

   
   

In questo posto ho passato giorni crudeli e disperati vedendo il compagno della mia vita che moriva ogni giorno di più.

   
   

Quando tutto è finito e ho varcato il piccolo cancello grigio con le mie borse in mano e la talpa Charles Marie sotto il braccio mi sono detta: mai più. Qui non ritornerò mai più.

   
   

Loro sono stati bravissimi, straordinari per competenza, civiltà, sensibilità, rispetto, affetto. Ma per me troppo strazio tra queste pareti dai bei colori caldi.

   
   

Invece adesso – adesso che la mia vita è una notte di nebbia – questo è uno dei pochi posti dove mi fa piacere tornare. Perché qui regnano intelligenza, passione e progettualità: le cose che più mi mancano da quando lui se n’è andato.

   
                   
                   
   

Non possiamo cambiare la direzione del vento … ma qui possiamo trovare chi ci aiuta ad aggiustare le vele per raggiungere al meglio la nostra destinazione.

   
         
         
   

Grazie per averci accompagnato, in punta di piedi e con dolcezza, nel momento dell’affacciarsi del mistero della morte.

   
   

Grazie per averci lasciato vivere con lei quel delicato e, grazie a voi, dolce momento.

   
   

Grazie per la vostra delicata e attenta presenza, grazie del vostro calore, dei vostri colori, dei vostri uccellini, di tutto un ambiente creato, con estrema cura, per i nostri cari e per noi.

   
   

Grazie per la vostra idea e per la concretizzazione del vostro sogno, grazie per averci creduto.

   
         
         
   

.. a parlarne sembra un luogo di sogno, quasi impossibile da pensare di poter realizzare, così accogliente, luminoso, pulito, spazioso e colorato.  .. un’oasi di pace, di cura e guarigione, dove il tempo passa con serenità ed il paziente non è mai solo.  .. qui tutto è fatto per il benessere e a misura dell’essere umano che vi soggiorna e dei suoi parenti. Questa è una delle meraviglie del mondo dove c’è davvero la speranza in una nuova medicina fatta a misura d’uomo, in un luogo dove le idee, necessità, paure, perplessità del paziente vengono rispettate.

   
                   
                   
   

.. è il primo Natale dopo ventinove anni che non ho al mio fianco una persona che con tantissimo affetto mi ha donato forza, serenità e gioia; .. con lei dentro il mio cuore vive un gruppo di persone generose, straordinarie, uniche e speciali .. non so come sia possibile, ma il loro ricordo nei momenti di tristezza mi aiuta a ritrovare immediatamente la serenità.

   
         
         
    Ciao casa, casa che hai ospitato Gianni, casa che hai permesso di rafforzare un rapporto tra di noi, casa che ci hai inondato fino al collo di emozioni, casa che lo hai coccolato, casa che hai dato a zio tanto, talmente tanto che la sua vera casa non la sentiva più sua, ed è qui che ha voluto tornare e da qui che ha deciso di partire per il suo ultimo viaggio.    
         
         
   

.. Maria si è spenta anzi, forse meglio dire che si è accesa .. sono sua figlia e voglio ringraziare le meravigliose persone che lavorano in questo meraviglioso posto che è l’hospice.  Non ricordo il loro nome, ma la loro voce ed il loro volto non li scorderò mai.

   
         
         
   

Grazie Hospice per averci permesso di incontrare i volontari, gli infermieri e i dottori di questo luogo dove l’umanità è regina e il cuore la fa’ da padrone.

   
         
         
   

Caro papà, quando ti abbiamo portato qui eravamo molto tristi perché sapevamo che il tuo percorso si stava concludendo.  Quello che non sapevamo era che qui avremmo incontrato degli angeli che hanno permesso di vivere i tuoi ultimi giorni in modo indimenticabile, ricordandoci e facendoci sentire cosa sono l’amore e la compassione. Caro papà, grazie per aver deciso di lasciarci in questo luogo e tra queste persone, grazie per averci donato questa meravigliosa esperienza.

   
         
         
    Quando attraversi la palude del dolore con una persona che cammina con te, ti stupisci.
Si, ti stupisce che un altro essere umano si dedichi talmente a te da sopportare di starti vicino nel tuo momento peggiore. Che accetti di vederti soffrire, di soffrire con te.
Queste sono cose che neanche gli dei sono capaci di fare.
 

 

         
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